Lo voglio ai videogames finchè non muore giocando!

Posted in Film, Videogames on 17/07/2011 by Starfox Mulder

Stavolta la citazione è evidente e cristallina.

Recentemente ne ho sentite di tutte in merito ma le due migliori sono:

1- hanno fatto il film tratto dal personaggio di Kingdom Heart;

2- è tratto da un vecchissimo film degli anni 30 muto e in bianco e nero.

Cazzate a spanella. Siorre et siorri date il benvenuto a TRON

Ovviamente le due battute di sopra non erano riferite a questo film ma al seguito uscito quest’anno nelle sale cinematografiche su cui mi soffermerò più avanti. Il mitico Tron è un film del 1982 che mischia la scarsa conoscenza informatica dell’epoca all’idea tutto sommato originale (al cinema) di ciberspazio e realtà virtuale in cui il programmatore viene catturato e spedito. Un viaggio all’interno del computer e della rete (già all’epoca, sebbene minimale, internet esisteva), allo scopo di combattere un programma tiranno e dittatoriale.

La trama è la seguente: nella sede della ENCOM, il giovane programmatore Alan Bradley (Bruce Boxleitner) sta per ultimare il suo programma di sicurezza dalla sigla TRON, quando improvvisamente si vede negato l’accesso ai suoi dati. Parlando con il dirigente Ed Dillinger, scopre da esso che l’MCP (Master Control Program) ha chiuso l’accesso per motivi di sicurezza: qualcuno sta cercando di infiltrarsi. Alan sa d’istinto di chi si tratti: è il suo ex-collega Kevin Flynn (Jeff Bridges), che sta cercando di provare al mondo che l’MCP compie operazioni illegali ed è sfuggito al controllo dello stesso Dillinger che l’ha programmato, oltre che Dillinger deve la sua fortuna e carriera a cinque videogames che ha rubato proprio a Flynn.

Aiutato da Alan, Flynn riesce ad entrare nella sede della ENCOM per cercare di falsificare un accesso in modo che si possa riattivare TRON e usarlo per cancellare l’MCP, ma mentre sta smandruppando un terminale viene investito da un laser che lo scompone in matrice binaria e lo scaraventa all’interno del computer. Lì Flynn scopre che i programmi vivono una vera e propria vita sociale tra i circuiti logici dei computer, ed assumono l’aspetto dei loro programmatori, che loro chiamano “Creativi” Scopre inoltre che l’MCP col suo scagnozzo Sark tiranneggiano predicando una società governata dai computer, e obbligando i programmi “fedeli” ai Creativi a combattere per la vita nella Rete Giochi. Le prove per la sopravvivenza vanno dalle sfide sulle Lightcycles (moto di luce) ai combattimenti in cui l’unica arma di difesa e offesa è la propria personale matrice-dati, rappresentata sottoforma di disco-freesbie.
Inizia così l’incredibile avventura di Flynn che incontrerà quasi subito il famigerato TRON ed insieme riusciranno a contattare Alan e ricevere da questo l’informazione che cancellerà per sempre l’MCP, svelando i segreti da questo conservati e rispedendo Flynn nella sua carne e le sue ossa.

-Ringrazio la redazione di Gamesurf per il riassunto bregno (breve ma pregno).-

I buoni contro il cattivo insomma. Niente di eclatante pare. Eppure il tutto aveva un fascino unico. I due buoni per eccellenza erano questi due:

Kevin Flynn – aka Jeff Bridges, programmatore, proprietario di una sala giochi e asso del videogame.

Tron – aka Bruce Boxleitner (si, i programmi erano interpretati dallo stesso attore che vestiva i panni del programmatore), campione assoluto di frisbee, programma ribelle creato per combattere il master control program e discotecaro uso alle tutine piene di led.

D’altra parte i cattivissimi erano loro due:

MCP – aka Bill Gates (ok, non è vero, ma sta demotivational mi ha fatto spanciare), il programma che voleva comandare tutto e tutti ma non aveva le olgettine.

Sark/Dillinger – aka David Warner, programmatore ladro, capo della Encom ed Emilio Fede di turno che lecca a più non posso dal capo (il Master Control Program, cosa avevate capito?) per rimanere ai vertici anche dall’interno della rete.

Cosa aveva di figo questo film? Intanto si giocava ai videogames sia dentro che fuori la realtà virtuale. In secundis i protagonisti avevano un disco sulla schiena che ne raccoglieva i punti esperienza e poteva essere usato come arma d’attacco o di difesa. In terz… ehm… non so come si dica, io avevo il gioco del film per Intellivision.

Cosa sia l’Intellivision, per chi non lo sapesse, ve lo spiegherò in un futuro articolo, qui mi limiterò a citarla come una delle prime consolle di videogames con pixelloni grossi quanto un dito e due telecomandi completi di tastierino come joypad. Questa un immagine del gioco:

Altrochè Gears of Wars.

Insomma, tutta l’operazione Tron ha segnato i miei sogni di bambino. Cosa ha fatto l’ultimo film? Li ha ridicolizzati.

Di questo film ho apprezzato molto gli effetti speciali e le musiche dei Daft Punk…fine.

Il protagonista è ridicolo, piatto e col carisma di un temperino. La pupa di turno sarà pure bellissima ma i tempi della principessa Leila sono finiti da quel po. Flynn è diventato un santone hyppie (che si drogasse non avevo dubbi ma arrivare a sto punto son brutte cose) che non fa nulla tranne starsene buono a guardare quello che fa il suo gemello digitale cattivo. La trama è ridicola, la recitazione scarsa, il personaggio di Tron reso un fantoccio e, oltrepassati i primi venti minuti di entusiasmo nostalgico, il film va avanti noioso e sbrilluccicante come troppe produzioni moderne. Dove sono le idee? Prese dal 1982 e ri-agghindate per la nuova occasione. C’è poco, troppo poco per essere un film decente. Ammetto comunque che il comparto grafico/sonoro mi ha permesso di giustificare i prezzi da capogiro a cui è arrivato il cinema oggi come oggi.

Cari ragazzi, io voglio ricordarvi così:

P.S.

Stanno preparando Tron 3, si salvi chi può.

Si è rotta la radio?… No, si è rotta la musica.

Posted in Musica on 09/07/2011 by Starfox Mulder

Il dilemma di Mafalda nacque ascoltando degli strani rumori alla radio, poi lo speaker disse:

(per i non ispanici “Avete ascoltato musica elettronica”)

al ché la pestifera bambina di Buenos Aires concluse come da titolo.

All’inizio degli anni 70 a Dusseldorf, Germania, nacque un gruppo che fondò il genere della musica elettronica, un genere che prese davvero piede solo qualche anno dopo esplodendo nei tanti amati anni 80. Il gruppo si chiamava KRAFTWERK!

Eccoli come ci apparivano un tempo:

Eccoli come sono oggi:

Ora che ho reso questo articolo privo di qualsivoglia logica posso andare avanti parlando e sparlando di quel che mi pare.

A me la musica elettronica fa veramente schifo. E’ una cosa da dire quando si analizza il lavoro dei Kraftwerk altrimenti si potrebbe passare per simil critico musicale che cerca di darsi un tono. No, non mi piace proprio quindi non la capisco. Quel che capisco però è il senso dello spettacolo, dell’innovazione e la capacità di sconvolgere, nel bene o nel male, il proprio pubblico.

Oggi siamo un po tutti anestetizzati dalle peggio cose che si vedono in TV e farsi “sconvolgere” risulta assai dura, però pensate di essere nei primi anni 80 in Italia, accendere l’unico canale RAI e vedere questo:

Non male vero?! O li ami o li odi ma per chi, come me, facesse parte del primo gruppo di utenti, consiglio vivamente di seguire l’evento che periodicamente (ogni sei mesi circa) si svolge in una location italiana da decidersi: LA GARA DELLE BATTERIE ELETTRONICHE

—Attenzione, quanto segue è materiale meramente pubblicitario e paraculo.—

Venghino venghino siorri et siorre al mirabolante concorso per musicisti improbabili e maestri del sintetizzatore.

La gara delle batterie elettroniche presenta emuli dei Kraftwerk e di Toki (lo scimmione del videogame) intenti in sfide mozzafiato a suon di gameboy, scratchando con la prima playstation e frullando banane.

Potete trovare ulteriori info qui http://it-it.facebook.com/people/Gara-Delle-Batterie-Elettroniche/1530112849 o per chi come me odia Facebook anche qui http://www.myspace.com/batterieelettroniche

Se amate il nerdismo musicale, qui ce ne è a iosa.

 

 

Salvati dalla campanella!

Posted in Telefilm on 04/07/2011 by Starfox Mulder

Per la sequela di titoli fuorvianti dati fino ad ora, stavolta c’è un eccezioni. Già perché se traducete in inglese avrete il titolo originale della serie televisiva da noi presentata come Bayside School…e andiamoooooooo

Tre ragazzini e tre ragazzine di fine anni 80 vivevano le loro avventure nella scuola del professor Belding tra gag sicuramente idiote (se riviste oggi) e moralismi da america post-Reagan. Eccoli qui per chi non se li ricordasse:

e le donzelle

Uhm….si vedono poco bene. Facciamo uno zoom:

Ora si che me la ricordavo bene. Ok, col senno di poi la bionda mangiava in testa a tutte ma all’epoca non c’era verso, Kelly era il massimo e Zack Morris lo sapeva bene. Sarà che ero bamboccio, sarà che all’epoca mi piaceva pure Hazard, ma sta serie era imperdibile prima di cenare.

Lo schema era il seguente:

-> protagonista belloccio e monello alla Bart Simpsons, innamoratissimo della supergnocca del liceo;

->avversario palestrato e mezzo-bullo che prima gli mette i bastoni tra le ruote poi, sconfitto, diventa amicone;

->miglior amico sfigato come bombolo ma pesante un decimo, nerd, macchietta e simil Steve Urkel;

->supergnocca;

->miglior amica del protagonista: bella simpatica e vagamente cotta di lui ma che poi si accontenta dell’avversario neo-amicone;

->terza tizia che si becca le attenzioni dello sfigato cosmico;

->preside in stile rettore di Animal House che si scontra col simpaticone che tutti amiamo per forza di trama.

L’evoluzione della serie è scontata e buonista più che mai ma ha l’enorme pro di avermi fatto ridere come nessun altra serie dell’epoca. Magari se avessi avuto 18 anni l’avrei schifata preferendo repliche notturne del Saturday Night live in rigoroso inglese e senza capirci una mazza ma dandomi un gran tono. Così non era. Ero piccolo, bimbominchia ed assolutamente fedele ai ragazzi del Bayside.

Come sono ora?

Eccoli:

Mark-Paul Gosselaar (Zack) si dedica al NYPD.

Tiffani Thiessen (Kelly) fa film che non vedo.

Mario Lopez (A.C. Slater) fa un programma orripilante con dei tizi che si credono i Beasty Boys.

Elizabeth Berkley (Jessie) ha fatto almeno un film che ho visto da adolescente (Showgirls….si, ci vedo di meno) e come dicevo sopra è diventata da paura.

Dustin Diamond (Skreetch) si dice faccia porno ma la prendo per una voce di corridoio  finchè qualcuno non mi dimostrerà il contrario ed a quel punto odierò quel qualcuno.

Lark Voorhies (Lisa) me la ricordo solo in “Scemo e più scemo”…ma poteva pure non essere lei.

Tutto sommato poteva andargli decisamente peggio a tutti.

A noi i Power Rangers ce facevano na sega!

Posted in Telefilm on 02/07/2011 by Starfox Mulder

Attention please, stavolta si tocca la chicca al suo stato più puro.

Un videogame classico? Un film intramontabile? No, un telefilm trash che tutti quelli della mia generazione hanno visto e nessuno ricorda di preciso: CAPITAN POWER E I COMBATTENTI DEL FUTURO.

Forse questa immagine tipicamente sci-fi anni 80 vi dirà poco ma sono certo che la sigla risveglierà qualcosa in voi cultori di odeon TV.

Qualcuno si dev’essere detto: “Beh, Terminator ha venduto forte, perchè non fregargli l’idea dei ribelli nel mondo dominato dalle macchine e farne un serial con puntate tutte uguali come va forte di sti tempi?” La risposta è sto telefilm.

Ventiquattro puntate di ripetitivi espedienti per mettere i bastoni tra le ruote a Lord Dread (capoccia dei Bio-Dread….uh, gli ha dato il suo nome, che dolce) da parte dei nostri cinque eroi specializzati nei più vari settori della guerriglia. Il tutto si concluse con la prima stagione visto che la seconda fu sceneggiata ma mai girata.

Siccome poi all’epoca un buon merchandising foraggiava forte le casse dei produttori televisivi, le action figure di Capitan Power avevano persino una marcia in più.

Questo pupazzetto aveva la caratteristica (le cui logiche mi risultano ignote) di reagire con il programma televisivo tramite suoni e lucette che si attivavano. Che bello che bello!

Dulcis in fundo ma solo per il mercato americano venne pure prodotto un fumetto dai numeri roboanti. Alla sceneggiatura ci stava infatti  J. Michael Straczynski (Rising Stars) ed ai disegni Neal Adams (Green Lantern).

“Esticazzi!” direbbe Martellone .

Questa roba mi fa sputare denso!

Posted in Videogames on 30/06/2011 by Starfox Mulder

…e tè credo, se mischi un bimbo di barbagialla ed una balena blu cos’altro poteva capitarti allocco?

Questa volta niente film cult poco conosciuti, il protagonista è Guybrush Threepwood ed è un temibile pirata…o almeno lui spera.

– Qui lo possiamo vedere con volto impavido pronto ad affrontare il temibile pappagallo assassino. –

Protagonista assoluto della saga di avventure grafiche iniziata splendidamente con The Secret of Monkey Island e degenerata tristemente in Fuga da Monkey Island  (tralascio l’ultimo capitolo, tales of monkey island, perchè non ci ho mai messo mano), Guybrush è un ragazzo con la stupefacente abilità di trattenere il respiro per 10 minuti. E’ simpatico, un pò tonto e decisamente carismatico.

Ma andiamo a presentare il prodotto.

Quando ero piccolo ed innocente, anch’io come tanti bambini sognatori immaginavo di vivere mille avventure nel mar dei caraibi. Tra riti voodoo, sfide a colpi di sciabola, pirati fantasmi, tesori da scoprire tramite una mappa introvabile e risse in taverna, i sogni si concludevano spesso con una splendida fanciulla, meglio ancora se ricca e dal carattere deciso.

Chi poteva darmi tutto ciò? Johnny Deep all’epoca si faceva massacrare da Freddy Kruger quindi mi era di scarso aiuto ma per fortuna la Lucas Art, vera madre patria di tutte le migliori avventure grafiche della mia infanzia, corse da me per salvarmi.

Eccolo lì, The secret of Monkey Island, il videogame che risolveva tutti i problemi in un colpo solo e ci metteva pure la cigliegina di un ironia continua e mai scontata.

 

Ve li ricordati gli elementi di sopra? Pirati fantasmi…blablabla…donzella…blablabla…tesori e tutto il resto?

Non stavo affatto parlando di quella mezza-ciofeca dei pirati dei caraibi (ok, il primo ammetto che mi è piaciuto) che da questo capolavoro ha anzi copiato praticamente tutto ma di SECRET OF MONKEY ISLAND.

Caratteri cubitali, rullo di tamburo, bicchierino di Grog e si va avanti.

Va bene che a dirla tutta i racconti di pirati sono quanto di più classico ci sia nella letteratura romanzesca e tutti bene o male ripropongono quella serie di elementi tanto fighi di cui si parlava ma questo giochillo è riuscito ad amalgamarli così bene e con tale divertimento da essersi impiantato in quella parte della memoria felice che ognuno di noi fortunati usufruitori non potrà mai scordare.

Gli elementi da citare sarebbero talmente tanti che ho deciso di cogliere quello forse più caratteristico, ossia i duelli di spada a colpi di offese (ne ferisce più la lingua della spada, ricordiamocelo) di cui vi dedicherò un lungo stralcio:

Combatti come un contadino.
Molto appropriato. Tu combatti come una mucca.

Adesso t’infilzerò con la mia spada come uno spiedino!
Prima dovresti smettere di agitarla come un piumino.

Non puoi competere con i miei poteri, povero cretino.
Sarei proprio nei guai se mai tu li usassi.

Nessuno mi ha mai colpito a sangue e non succederà mai!
Riesci a correre COSÌ veloce?

Una volta avevo un cane più intelligente di te.
Ti avrà insegnato tutto quello che sai.

Mi fai vomitare.
Mi fai pensare che qualcuno l’abbia già fatto.

Non hai ancora smesso di portare i pannolini?
Perché, ne volevi uno?

Non accetterò la tua impertinenza restando seduto!
Le tue emorroidi ti danno di nuovo fastidio, eh?

La gente cade ai miei piedi quando mi vede arrivare.
Ancor PRIMA che ti sentano l’alito?

Questa è la FINE per te, topo di fogna!
Ed anch’io ho una piccola PUNTA per te. Capito?

Hai le maniere d’un mendicante.
Volevo essere sicuro che tu fossi a tuo agio con me.

Ho avuto questo sfregio in faccia in una dura battaglia!
Spero tu abbia imparato a non mettere le dita nel naso.

Non ci sono parole per descrivere quanto sei disgustoso.
Sì ci sono. Ma non le hai mai imparate.

Ho sentito dire che sei uno spregevole codardo.
Che peccato che nessuno abbia MAI sentito parlare di te.

Pulirò il tuo sangue col mio fazzoletto!
Dunque hai avuto quel lavoro di custode, eh.

Che stile!

Un anno dopo arrivò il seguito con il ritorno del cattivone di turno e lo stesso identico feeling del primo.

La citazione del titolo proviene da qui.

Gare di sputi con vittoria legata ad improbabili intrugli, bulli di periferia travestiti da pirati, Luna Park ante-litteram e molto altro in un seguito che non delude mai.

Poi l’oblio per 6 lunghi anni.

In 6 anni ne succedono di cose. Ci si guarda in giro, si scopre che le ragazze ti baciano anche fuori dai videogames, la faccia si ricopre di brufoli e sei capace di spendere i soldi estivi per due concerti dall’altra parte dell’Italia. Nell’oblio dell’adolescenza spunta il terzo capitolo della saga.

Solo due volte in vita mia mi son sentito in così trepida attesa. L’altra era per il nuovo star wars ed ancora sto cercando l’indirizzo di Lucas per fagliela pagare cara.

Grafica rinnovata, parlato, nuove idee e l’addio al genio di Ron Gilbert (vero creatore della saga) non riescono ad intaccare la magia iniziale. The Curse of Monkey Island è splendido come i primi due capitoli della saga. L’ho detto, mo criticatemi!

Il finale potrebbe benissimo essere definitivo stavolta………. ed infatti lo è!

Grazie, arrivederci, buonanotte!

….

…..

Siete ancora qui? Già, ok, è vero, c’è un quarto tristissimo capitolo. Non si ride, è tutto riscaldato dai precedenti episodi e il sistema di controllo fa pena al film di Dragonball. Ora vado a piangere in uno stanzino e vi lascio con un momento speciale di bei ricordi:

largo

Che figo era Largo LaGrande!

P.S.

Gli special edition dei primi due capitoli che potete trovare per PC, Iphone o altri supporti sono una figata estrema. Accattatevillì!

Il guanto magico è uno sballo!

Posted in Film on 27/06/2011 by Starfox Mulder

Quanti videogames sono stati tratti da film di successo? L’ingegner Cane suggerirebbe 1000 (cifre che fanno girare la testa) ma sparerebbe bassissimo. Un trend molto meno in voga è invece quello di pubblicizzare tramite un film un intera casa di videogames. Questo fu il caso del film americano “The Wizard” da noi divenuto “Il piccolo grande mago dei videogames”.

Film carino, con una punta di impegno sociale (il protagonista era semi autistico) ed assolutamente impregnato di spot pubblicitari continui sulla Nintendo.

Per chi non l’avesse visto mostro giusto la sfida finale.

Notate con che gioco, all’epoca ancora inedito in occidente, si sfidavano l’eroe ed il cattivaccio:

Oltre al ben palese Super Mario Bros 3 nel film si vedevano classici come Zelda 2 e Double Dragon, oltre ad una serie di merchandise o simil tale legato alla nintendo. Su tutti questi spicca il power globe…

… raramente memoria d’uomo ricorda accessorio più inutile.

Ma andiamo al vero motivo nostalgico di questo articolo: che fine hanno fatto i protagonisti del film?

Si si, mi diverto con poco io.

Eccoli quindi di seguito i tre protagonisti che avete visto sulla locandina:

Fred Savage – aka il volto più noto dei teen movie anni 80

Luke Edwards – aka l’autistico che spaccava il culo ai passeri con un joystick tra le mani

e dulcis in fundi la gentil donzella Jenny Lewis – aka non ho idea di cosa stia facendo ora ne mi interessa granchè

Apperò!

Dove andiamo noi non c’è bisogno di strade…

Posted in Uncategorized on 26/06/2011 by Starfox Mulder

Certo Doc, come dici tu.

Anno 2011, crisi economica, film di supereroi e remake vari, gli AC DC di nuovo in concerto e qualcosa ancora qui non va.

Non la farò lunga, questo blog è rivolto a gente come me. Nato all’inizio degli anni 80 e cresciuto a girelle e cartoni animati di Junior TV.

Avevamo i primi pc ma ci facevamo girare al massimo il primo Prince of Persia.

Avevamo la serie TV di Batman ma quand’è arrivato al cinema il film di Burton eravamo tutti in prima fila non capendo come mai questo  Joker facesse paura.

Il 2011 lo immaginavamo come in ritorno al futuro 2, Blade Runner o Captain Power.

Un videogame toccava pagarlo con la paghetta accumulata in mesi di astinenza dai fumetti di Topolino e di solito capire quel che c’era scritto in inglese era un impresa da cervelloni.

I nerd erano dei tizi con gli occhiali rotti ed incollati con lo scotch, le ragazze volevano sposare Simon Le Bon durante il tempo delle mele, i bulli di quartiere finivano nei cassonetti appena trovato un fortunadrago e un film sui transformers non l’avrebbero mai fatto perchè ci sarebbero voluti troppi effetti speciali.

Ci siamo giovanotti? Siamo sincronizzati sulla stessa banda?

Bene, avrete ormai capito di cosa tratterò/emo (nella speranza di trovare presto dei collaboratori motivati quanto me) su questo spazio in rete.

Che fine hanno fatto i protagonisti dei Goonies?

Come mai gli ultimi blockbusters hollywoodiani non sono altro che dei ripescaggi di idee nate negli anni 80 (Tron, Transformers, A-team e quant’altro)?

Michael Jackson è vivo e lotta insieme a noi?

A queste ed altre domande si cercherà di rispondere nei prossimi articoli.

Stay tuned!